Lombalgia e sciatalgia provocano dolore nella parte bassa della schiena e lungo il nervo sciatico. Trattamenti efficaci: riposo, farmaci e fisioterapia

Fisioterapia

Lombalgie e sciatalgie

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Indice Articolo

Tra i disturbi ortopedici più diffusi al mondo rientrano la lombalgia e la sciatalgia, due condizioni a carico rispettivamente della zona lombare (parte bassa della schiena) e del nervo sciatico.

Se trattate tempestivamente e con interventi mirati, sia la lombalgia che la sciatalgia possono essere curate senza dover ricorrere all’intervento chirurgico, riservato strettamente ai casi più gravi.

Cos’è la lombalgia?

Il mal di schiena nella zona lombare, quindi nella zona bassa, si chiama lombalgia ed è la tipologia di dolore ortopedico maggiormente diffusa tra la popolazione. Nonostante ciò, si tratta quasi sempre di un fastidio tanto acuto quanto temporaneo, che tende a risolversi spontaneamente nell’arco di qualche giorno, anche se tutto dipende ovviamente dalla causa scatenante.

Quali sono le cause della lombalgia?

All’origine della lombalgia e, quindi, del dolore alla parte bassa della schiena possono esserci cause diverse:

  • contusioni e traumi, come semplici botte che, in realtà, possono generare un trauma ai tessuti molli e non;
  • strappo muscolare, tra le cause principali di lombalgia, derivanti in particolare da sovraccarico o esercizio fisico troppo intenso;
  • discopatie, ernie del disco, protrusioni e lombosciatalgia, tutte patologie che coinvolgono i dischi intervertebrali.

Insieme a queste cause prevalenti sussistono anche ulteriori fattori di rischio, che risiedono principalmente in condizioni croniche che predispongono alla lombalgia:

  • artrosi e artrite vertebrale, che riducono la cartilagine di giunzione tra i segmenti ossei causando prima infiammazione da attrito e poi dolore;
  • rottura di un osteofita, quando piccole schegge di osso penetrano in uno spazio innervato;
  • stenosi spinale, con un restringimento dello spazio intorno al midollo spinale che può comprimere i nervi;
  • spondilite anchilosante, che infiamma le articolazioni della colonna vertebrale e, in alcuni casi, anche di bacino, spalle e costole provocando lombalgia cronica e rigidità;
  • fibromialgia, che comporta dolori muscolari diffusi, mal di schiena incluso.

Per completare il quadro delle cause e dei fattori di rischio della lombalgia, chi inizia a soffrire di mal di schiena prima dei 30 anni potrebbe:

  • essere in sovrappeso;
  • condurre una vita sedentaria;
  • sollevare oggetti troppo pesanti.

Dato il gran numero di fattori scatenanti della lombalgia, in sede di diagnosi il medico approfondisce non solo i sintomi riportati dal paziente, ma anche il suo stile di vita, le sue abitudini e le attività fisiche e non da lui svolte quotidianamente.

Quali sono i sintomi della lombalgia?

Il sintomo immediato, ricorrente e facilmente riconoscibile della lombalgia è il dolore, che può essere sordo o lancinante e acuirsi quando ci si muove o si sta per molto tempo in piedi.

Se la lombalgia compare improvvisamente viene definita lombalgia acuta e, di solito, compare a seguito di un allenamento sportivo o il sollevamento di oggetti pesanti; se, invece, il dolore alla zona lombare si protrae per oltre 3 mesi, allora si parla di lombalgia cronica.

Quando il dolore, nonostante terapie e trattamenti, non migliora entro 72 ore è opportuno sentire il parere del medico. Lo stesso vale se il dolore lombare compare dopo una caduta o un infortunio, oppure se è accompagnato da altri sintomi quali:

  • incontinenza;
  • problemi intestinali;
  • debolezza alle gambe;
  • febbre;
  • dolore quando si tossisce o si urina.

Come si diagnostica la lombalgia?

Si può ottenere la diagnosi di lombalgia se si riportano informazioni specifiche e dettagliate al medico per quanto riguarda il tipo di dolore, quando è iniziato, eventuali altri sintomi correlati e avvenimenti recenti che possano coincidere con la causa.

Per avere un quadro chiaro e completo della situazione, solitamente il medico prescrivere esami diagnostici strumentali quali:

  • radiografia;
  • TAC;
  • risonanza magnetica.

Solo in base ai risultati ottenuti è, infatti, possibile prescrivere un trattamento adeguato e soprattutto mirato alla risoluzione della condizione.

Come si cura la lombalgia?

Quando la lombalgia è la conseguenza di tensioni muscolari tende, in genere, a guarire da sola; nel frattempo, però, esistono dei rimedi palliativi che possono alleviare il dolore, come bagni caldi e l’applicazione di un termoforo. Inoltre, se la causa è la tensione muscolare, è consigliato non rimanere fermi a letto ma, al contrario, svolgere normalmente le proprie attività quotidiane senza compiere sforzi eccessivi.

Alcuni sport come yoga e pilates possono contribuire ad allentare le tensioni muscolari, così come gli esercizi di mobilità e flessibilità eseguiti sotto la supervisione di un fisioterapista. Quest’ultimo, al contempo, può compiere manovre specifiche per muovere le articolazioni e sciogliere più velocemente i tessuti.

Se, nonostante le accortezze e la fisioterapia, il dolore non dovesse diminuire, il medico può prescrivere farmaci antidolorifici da banco come paracetamolo, ibuprofene o naprossene, così come creme antidolorifiche da applicare topicamente per i dolori muscolari superficiali.

In presenza di dolore grave o cronico, invece, il medico può optare per farmaci più invasivi da poter iniettare direttamente vicino alla sede nervosa, come i farmaci corticosteroidi.

L’intervento chirurgico per la lombalgia, invece, è limitato solo ai casi in cui il dolore cronico interferisce gravemente con la vita quotidiana e il paziente non risponde ai trattamenti conservativi. A seconda della gravità, il chirurgo può decidere di rimuovere un’ernia del disco, allargare lo spazio intorno al midollo spinale o, ancora, inserire presidi particolari.

Si può prevenire la lombalgia?

Prevenire la lombalgia non è sempre possibile, in particolare quando si tratta di una conseguenza dell’invecchiamento o di un infortunio accidentale. Tuttavia, è possibile fare attenzione ad alcune abitudini comportamentali per ridurre nettamente il rischio:

  • mantenere il peso-forma;
  • allenarsi con costanza e regolarità;
  • sollevare gli oggetti mantenendo la schiena dritta a livello lombare;
  • assumere una postura adeguata quando si lavora;
  • non trascorrere troppe ore sul divano.

Cos’è la sciatalgia o sciatica?

La sciatalgia consiste nella sensazione dolorosa che coinvolge l’intero nervo sciatico, dalle radici dei suoi nervi spinali fino alle sue estremità. Più comunemente, la sciatalgia viene indicata con il termine sciatica, inappropriato ma più diffuso, che indica proprio l’infiammazione del nervo sciatico.

Quali sono le cause della sciatalgia (o sciatica)?

La sciatalgia è la conseguenza della compressione del nervo sciatico o di una o più radici nervose che lo compongono, nonché causa di effetti irritativi e infiammatori; ecco perché la sciatalgia rientra tra le sindromi da compressione nervose e, insieme alla sindrome del tunnel carpale, è sicuramente tra le più diffuse.

Le cause che comportano la compressione del nervo sciatico o delle sue radici nervose possono essere:

  • ernia del disco spinale, che causa sciatalgia nel 15% dei casi diventando, di conseguenza, la causa primaria;
  • discopatia degenerativa tra il tratto lombare e il tratto sacrale della colonna vertebrale, conseguenza di un fisiologico processo di usura dettato dall’invecchiamento;
  • stenosi vertebrale nella zona lombo-sacrale, cioè il restringimento patologico di una parte del canale vertebrale, conosciuto anche come canale spinale poiché da qui passa – appunto – il midollo spinale;
  • stenosi foraminale nella zona lombo-sacrale, cioè il restringimento dei piccoli canali attraverso i quali passano le radici dei nervi spinali;
  • spondilolistesi in zona lombo-sacrale, cioè una patologia della colonna vertebrale che comporta lo scivolamento di una vertebra sull’altra;
  • sindrome del piriforme, cioè l’insieme di fattori derivanti dalla compressione del nervo sciatico da parte del muscolo piriforme, il che accade solitamente a seguito di un trauma o di una contrattura;
  • tumore nella sede lombo-sacrale, che va a comprimere i nervi che compongono il nervo sciatico;
  • gravidanza, soprattutto nelle settimane che precedono il parto, quando l’utero è talmente grande da poter comprimere i nervi spinali che costituiscono il nervo sciatico.

Oltre a queste cause principali, all’origine della sciatalgia possono risiedere ulteriori fattori di rischio:

  • età avanzata, poiché l’invecchiamento comporta una modifica della forma della colonna vertebrale al punto che, in alcuni casi, si predispone all’ernia del disco;
  • obesità, dato che i chili in eccesso possono sovraccaricare la colonna vertebrale che muta inevitabilmente la sua forma;
  • attività lavorative che richiedono il sollevamento di oggetti pesanti o di torcere la schiena;
  • diabete, che tra le conseguenze prevede anche la neuropatia diabetica, cioè una forma di neuropatia periferica che causa il deterioramento dei nervi periferici, nervo sciatico compreso;
  • sedentarietà, dato che la scarsa attività fisica provoca l’indebolimento e, talvolta, la compressione del nervo sciatico;
  • traumi diretti a cosce, natiche o gambe, che possono danneggiare il decorso del nervo sciatico;
  • artrite, cioè l’infiammazione delle articolazioni che, in questo caso, possono modificare l’anatomia della colonna vertebrale aumentano il rischio della compressione del nervo sciatico;
  • malattie del rachide, come la stenosi foraminale, la stenosi vertebrale e la spondilolistesi;
  • interventi di protesi dell’anca, che potrebbero provocare la lesione involontaria del nervo sciatico; tuttavia, si tratta di una complicanza abbastanza rara.

Quali sono i sintomi della sciatalgia (o sciatica)?

Il sintomo caratteristico della sciatalgia è ovviamente il dolore che coinvolge la parte bassa della schiena e i glutei per irradiarsi lungo la gamba e fino al piede, seguendo tutto il percorso del nervo sciatico.

Il dolore varia in intensità e persistenza in base alla causa scatenante: in alcuni casi può essere acuto, bruciante, penetrante e inarrestabile; in altri casi, invece, può essere lieve e acuirsi solo in determinate circostanze.

Alcuni pazienti sostengono di avvertire dolore dopo aver compiuto uno sforzo, ma anche dopo aver tossito o starnutito. Talvolta, ad aumentare la sensazione dolorosa concorrono stati di stress, ansia e tensione.

Generalmente, il dolore tipico della sciatalgia tende a comparire in una sola metà del corpo (sciatica monolaterale); tuttavia, può anche capitare che la sciatalgia coinvolga entrambi i lati (sciatica bilaterale).

Il dolore non è l’unico sintomo della sciatalgia, anzi, possono manifestarsi anche:

  • formicolio;
  • debolezza muscolare;
  • intorpidimento;
  • difficoltà di movimento.

Di solito, i sintomi elencati non si localizzano tutti nello stesso punto e che ogni zona coinvolta (glutei, coscia, gamba) sia colpita da un sintomo diverso.

La sciatalgia è sempre preoccupante e non sempre deve destare allarmismo; tuttavia, è opportuno rivolgersi al medico quando:

  • i sintomi anziché migliorare peggiorano;
  • il dolore alla schiena è sempre più acuto;
  • il formicolio e/o il senso di debolezza tendono ad aumentare;
  • i sintomi compaiono dopo un impatto violento, come un incidente in auto;
  • si perde il controllo delle funzioni intestinali e/o vescicali.

Come si diagnostica la sciatalgia (o sciatica)?

Nella maggior parte dei casi, per ottenere una diagnosi di sciatalgia (o sciatica) basta l’esame obiettivo associato a un’accurata anamnesi. Grazie a entrambi, infatti, il medico è in grado di far emergere un quadro clinico abbastanza dettagliato e preciso, che conduce a una diagnosi corretta.

In ogni caso, per avere massima certezza, alcuni medici preferiscono procedere con test diagnostici più approfonditi per risalire alle cause specifiche della sciatalgia, dato che quest’ultima può essere la conseguenza di patologie ben più gravi. Tra gli strumenti diagnostici e gli esami di laboratorio maggiormente impiegati in questi casi rientrano:

  • esami del sangue, inclusi VES e test della proteina C reattiva;
  • raggi X alla colonna vertebrale;
  • risonanza magnetica lombo-sacrale;
  • TAC alla colonna vertebrale;
  • elettromiografia.

Solo dopo aver visionato i risultati ottenuti dai test diagnostici e aver ottenuta una diagnosi certa, il medico può prescrivere farmaci e terapie adeguate e mirate alla guarigione del paziente.

Come si cura la sciatalgia (o sciatica)?

La sciatalgia, o sciatica, si manifesta in modo diverso da paziente a paziente; come accennato precedentemente, il dolore può avere intensità e persistenza diverse e se in alcuni casi si allevia con il riposo, in altri può rivelarsi anche invalidante.

In base alle cause e alla tipologia di dolore, quindi, il trattamento terapeutico cambia.

Se la sintomatologia è lieve, i medici consigliano il riposo inteso come astensione da tutte quelle attività che possono provocare dolore, accompagnato da:

  • applicazione di impacchi freddi sulla zona dolorante;
  • esercizi di stretching e mobilità per alleggerire la compressione del nervo sciatico.

Inoltre, se il dolore è eccessivo e quasi insopportabile, è possibile assumere farmaci specifici:

  • farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene;
  • farmaci miorilassanti;
  • farmaci antidepressivi ciclici o, in alternativa, farmaci anticonvulsivanti;
  • farmaci corticosteroidi somministrati endovena.

Se il paziente non risponde positivamente al riposo e alla terapia farmacologica, allora può essere utile valutare la riabilitazione fisioterapica: tramite esercizi che aiutano a correggere e migliorare la postura, rinforzare la muscolatura della schiena e aumentare la flessibilità sia del tronco, sia del rachide eseguiti sotto la supervisione di un fisioterapista esperto è possibile, alla fine, favorire la decompressione del nervo sciatico.

Inoltre, la fisioterapia può avvalersi anche di terapie strumentali come la FREMS (Frequency Rhythmic Electrical Modulation System), una particolare tipologia di elettrostimolazione cutanea che consente di trattare il dolore tipico della lombosciatalgia, e la Chelt Therapy che, attraverso un dispositivo a emissione laser ad alta intensità, permette di trattare un gran numero di patologie personalizzando le impostazioni in base al paziente di riferimento. Quest’ultima si rivela ottimale in presenza di radicolopatie, poiché è l’unica a garantire una lunghezza d’onda tale da ottenere risultati soddisfacenti e duraturi.

Infine, c’è anche l’intervento chirurgico, ma è riservato ai casi più gravi di sciatalgia, quelli che non migliorano con i trattamenti conservativi o che sono causati dalla presenza di un tumore.

Le operazioni chirurgiche di sciatalgia sono molto delicate: consistono, infatti, nel liberare i nervi spinali che compongono il nervo sciatico da ciò che li comprime. Ecco perché vengono eseguite solo e soltanto in casi estremi.

Si può prevenire la sciatalgia (o sciatica)?

Attualmente, purtroppo, non è possibile prevenire al 100% la sciatalgia; tuttavia, è possibile valutare diverse misure precauzionali in grado di ridurne altamente il rischio:

  • evitare di sovraccaricare e di torcere eccessivamente la schiena quando si sollevano oggetti pesanti;
  • evitare di mantenere a lungo la stessa posizione/postura;
  • fare attività fisica costante e regolare, dato che la sedentarietà e l’inattività sono due fattori di rischio della sciatalgia.

Così facendo e seguendo le indicazioni del fisioterapista è possibile prevenire la sciatalgia e, in caso si manifestasse, trattarla nel migliore dei modi.

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