
Fisioterapia
Gliding tendineo: guida completa ai migliori esercizi per la mano
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Tra gli “strumenti” anatomici più complessi del corpo umano rientra senza dubbio la mano, che permette di eseguire un altissimo numero di movimenti. La sua funzionalità è data da un delicato equilibrio tra ossa, muscoli e, soprattutto tendini; quando, però, si compiono attività ripetitive e usuranti, le strutture tendinee possono andare incontro a condizioni infiammatorie o degenerative che le limitano inevitabilmente lo scorrimento.
A questo proposito, i professionisti di Fisioterapia D’Arpa di Palermo ricorrono al gliding tendineo, un metodo riabilitativo efficace per ripristinare la mobilità della mano e prevenire complicanze croniche.
Che cos’è il gliding tendineo?
Il gliding tendineo, o scivolamento tendineo, è una tecnica riabilitativa basata su una sequenza di specifici movimenti delle dita e del polso che favoriscono l’escursione dei tendini flessori rispetto alle guaine che li avvolgono e alle strutture anatomiche circostanti. I tendini della mano, in particolare il flessore superficiale e il flessore profondo delle dita, infatti, scorrono all’interno di canali osteo-fibrosi e guaine sinoviali che servono da “binari” lubrificati; quando questo sistema di scorrimento viene alterato da un trauma, un edema o un intervento chirurgico, il tessuto può sviluppare delle aderenze cicatriziali.
A loro volta, le aderenze agiscono come una sorta di “colla” biologica che impedisce al tendine di muoversi liberamente e il gliding tendineo interviene proprio su questo meccanismo: attraverso posture specifiche, si impone al tendine un movimento di scorrimento differenziato, forzandolo a percorrere tutta la sua lunghezza utile. Si tratta, in pratica, di un esercizio di mobilità tissutale che mira a mantenere la “pulizia” dello spazio peritendineo. La corretta esecuzione di queste sequenze permette di preservare la meccanica della mano anche in presenza di condizioni patologiche che tenderebbero a immobilizzarla.
A cosa serve?
Il gliding tendineo serve principalmente a prevenire e risolvere le aderenze fibrose. Quando un tendine rimane immobile o infiammato, le fibre di collagene circostanti tendono a organizzarsi in modo disordinato, creando legami anomali con le guaine o con i tendini adiacenti, soprattutto dopo un intervento chirurgico o una frattura. In queste circostanze, gli esercizi di scivolamento servono a “educare” il tessuto a scorrere correttamente, mantenendo l’elasticità delle guaine sinoviali e favorendo la circolazione del liquido sinoviale, essenziale per il nutrimento e la lubrificazione del tendine stesso.
Oltre alla prevenzione delle aderenze, il gliding tendineo serve a ridurre la pressione interstiziale all’interno di canali ristretti, come il tunnel carpale o le pulegge delle dita. Il movimento ritmico e controllato favorisce il drenaggio dell’edema e riduce la compressione sui tronchi nervosi che, spesso, condividono lo spazio con i tendini. Dal punto di vista neurologico, queste sequenze migliorano la propriocezione e aiutano il paziente a riacquisire la fiducia nel movimento, riducendo quella rigidità riflessa che, in molti casi, accompagna il dolore cronico alla mano.
Per quali patologie è indicato?
Il gliding tendineo è una tecnica versatile, utile quindi per il trattamento di numerose condizioni cliniche del distretto mano-polso, spaziando dall’ambito conservativo a quello post-chirurgico. La patologia più comune per la quale viene impiegato è la sindrome del tunnel carpale; in questo caso, aiuta a decongestionare il canale del carpo riducendo la tenosinovite dei flessori, spesso causa della compressione del nervo mediano. Migliorando lo scorrimento dei tessuti molli, si ottiene una riduzione dei sintomi di formicolio e intorpidimento.
Ma non solo; il gliding tendineo può essere utile anche nei seguenti casi:
- post-operatorio di riparazione dei tendini flessori: in questa fase, il gliding è essenziale per evitare che il tendine suturato si incolli alla guaina, il che renderebbe inutile l’intervento stesso;
- tenosinovite stenosante (dito a scatto): gli esercizi favoriscono il passaggio fluido del nodulo tendineo sotto la puleggia A1, riducendo il fenomeno del blocco;
- post-operatorio di liberazione del tunnel carpale o chirurgia del morbo di Dupuytren;
- post-fratture del radio, dell’ulna o delle ossa del carpo che hanno richiesto lunghi periodi di immobilizzazione.
Inoltre, il gliding tendineo è indicato per chi soffre di artrosi della mano o artrite reumatoide, poiché il mantenimento dello scorrimento tendineo è fondamentale per preservare la funzione della presa e prevenire le deformità articolari.
Come eseguirlo correttamente
La corretta esecuzione del gliding tendineo prevede una sequenza di cinque posizioni della mano, ciascuna da mantenere per circa 3-5 secondi. L’intero ciclo va ripetuto per 10 volte. È molto importante che i movimenti siano lenti, fluidi e privi di scatti. I passaggi sono:
- mano aperta: palmo rivolto in avanti e dita ben distese verso l’alto;
- uncino (hook fist): si flettono solo le punte delle dita, mantenendo le nocche ben dritte, per favorire lo scorrimento tra il flessore superficiale e quello profondo;
- pugno piatto (flat fist): si tocca la base del palmo con i polpastrelli, mantenendo dritte le articolazioni finali delle dita;
- pugno chiuso: si chiudono le dita completamente nel palmo, stringendo leggermente;
- tetto (tabletop): si portano le dita dritte a 90 gradi rispetto al palmo, formando una sorta di “L”.
Durante l’esecuzione, il polso deve rimanere in posizione neutra o leggermente estesa ed è importante non forzare mai il movimento se si avverte un dolore acuto; l’esercizio deve essere percepito come una tensione o un allungamento, ma non deve mai irritare ulteriormente i tessuti. In caso di post-operatorio recente, è tassativo seguire i tempi e le limitazioni imposte dal chirurgo o dal fisioterapista, poiché una tensione eccessiva su un tendine riparato potrebbe causarne la rottura. La costanza, con sessioni ripetute 3-4 volte al giorno, è fondamentale per ottenere una reale rimodellazione dei tessuti.
Altri esercizi per il tunnel carpale
Oltre al gliding dei flessori, il tunnel carpale può essere trattato anche con altre tecniche mirate alla gestione del nervo e della muscolatura dell’avambraccio. Un esercizio comune, per esempio, è lo scivolamento del nervo mediano; a differenza dei tendini, i nervi sono molto sensibili alla trazione statica, quindi si preferiscono movimenti di “scorrimento”. Un esempio classico consiste nell’estendere il braccio lateralmente con il palmo rivolto verso l’alto; si flette poi il polso verso il basso inclinando contemporaneamente la testa verso la spalla opposta, per poi invertire i movimenti. Si tratta di un esercizio che aiuta a liberare il nervo da eventuali punti di fissaggio lungo il suo decorso.
Un altro esercizio utile è lo stretching dei flessori del polso: si tende il braccio in avanti con il palmo rivolto verso l’esterno (posizione di “stop”) e, con l’altra mano, si tirano dolcemente le dita verso il corpo. Questo allungamento aiuta a rilassare la muscolatura flessoria che, se eccessivamente contratta, contribuisce ad aumentare la pressione meccanica all’interno del tunnel carpale.
Infine, si consiglia di eseguire esercizi di mobilità per il pollice, come l’opposizione (toccare la punta di ogni dito con il pollice), per mantenere attiva la muscolatura dell’eminenza tenar, che spesso tende ad atrofizzarsi nei casi cronici di compressione nervosa. L’integrazione di questi esercizi con il gliding tendineo offre una copertura riabilitativa completa per la funzionalità della mano.
Se avverti sintomi riconducibili a compressioni nervose o rigidità articolari alla mano, è fondamentale non affidarsi esclusivamente al fai-da-te. I fisioterapisti di Fisioterapia D’Arpa a Palermo sono specializzati nel trattamento delle patologie dell’arto superiore e possono aiutarti a identificare un protocollo di esercizi personalizzato sulla base delle tue specifiche esigenze cliniche.
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