La tendinite di Achille, o tendinopatia achillea

Fisioterapia

Tendinite o tendinopatia del tendine Achille

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La tendinite di Achille, conosciuta anche come tendinopatia achillea, consiste nell’infiammazione del tendine che collega i muscoli del polpaccio all’osso del tallone, cioè il tendine di Achille; quest’ultimo è incaricato di riservare energia elastica quando si salta, si corre e si cammina riducendo, al contempo, il dispendio energetico. 

La causa all’origine della tendinopatia achillea è ancora oggi sconosciuta; tuttavia, è riconducibile a microtraumi ripetuti nel tempo che, alla lunga, comportano una degenerazione e un danneggiamento delle fibre che compongono, appunto, il tendine di Achille. All’infiammazione, poi, possono contribuire anche traumi importanti e/o posture scorrette. 

Nella maggior parte dei casi, la cura della tendinite del tendine di Achille prevede trattamenti conservativi che, solitamente, danno buoni risultati; in presenza di infortuni più seri o che, comunque, non rispondono alle cure conservative è necessario ricorrere alla chirurgia per riparare i tessuti danneggiati. 

Quali sono le cause della tendinopatia achillea?

Come già accennato, la causa esatta della tendinite del tendine di Achille è ancora sconosciuta, ma probabilmente è da ricercare in uno sforzo ripetitivo e/o eccessivamente intenso da parte del tendine, in particolare quando: 

  • si aumentano troppo rapidamente la velocità o la distanza della corsa in fase di allenamento; 
  • si salgono o si scendono le scale troppo velocemente, se non si è allenati o dopo un periodo di riposo; 
  • si praticano attività sportive nuove o troppo intense; 
  • i muscoli del polpaccio non sono abbastanza flessibili; 
  • si corre su superfici dure o irregolari;
  • si indossano scarpe inadatte o consumate;
  • si soffre di piede piatto, che richiede uno sforzo maggiore al tendine di Achille; 
  • si hanno altre malformazioni a carico di piede, gambe o caviglia; 
  • si sono subite lesioni traumatiche del tendine. 

In occasioni più rare ed eccezionali, invece, la tendinopatia achillea è causata da veri e propri eventi traumatici. 

A queste condizioni si associano, poi, alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di infiammazione del tendine di Achille:

  • il sesso, dato che gli atleti uomini sono più predisposti rispetto alle atlete donne; 
  • l’età, poiché con l’invecchiamento il flusso sanguigno verso il tendine diminuisce e, di conseguenza, si riducono anche l’elasticità e la resistenza; 
  • una condizione di sovrappeso;
  • l’utilizzo di calzature non adatte o di scarsa qualità;
  • l’assunzione di alcuni antibiotici, quali la levofloxacina; 
  • essere affetti da diabete o altre malattie che influiscono negativamente sulla circolazione;
  • compiere errori in fase di allenamento, soprattutto quando si aumentano troppo rapidamente durata, intensità, distanze coperte dalla corsa e dislivello coperto. 

Gli atleti in particolare, quindi, devono sempre seguire piani di allenamento specifici e commisurati alle loro capacità, in modo da prevenire gli infortuni e tutelare tanto la loro salute fisica, quanto la loro carriera.

Quali sono i sintomi della tendinite di Achille?

Quando il tendine di Achille si infiamma il primo sintomo che insorge è indubbiamente il dolore, che compare in modo graduale e tende a peggiorare con il passare del tempo. In particolare, il dolore può: comparire al mattino, subito dopo il risveglio, in modo molto intenso per poi diminuire nel corso della giornata; essere associato a un dolore lieve nella parte posteriore della gamba o sopra il tallone subito dopo una corsa o altra attività fisica; diventa acuto quando si corre a lungo, si percorrono delle scale o si pratica un allenamento più intenso. 

Oltre al dolore, la tendinite di Achille può manifestarsi anche con:

  • lieve gonfiore al livello del tendine; 
  • scricchiolii quando si muove o si tocca il tendine;
  • debolezza nella parte inferiore delle gambe. 

All’insorgere di questi sintomi è sempre opportuno rivolgersi al medico o andare direttamente in Pronto Soccorso. 

Quali sono le complicanze della tendinopatia achillea?

Se non adeguatamente trattata, la tendinite di Achille può degenerare e trasformarsi in tendinosi di Achille: la struttura del tendine cambia, si indebolisce e tende a subire lesioni gravi come la rottura. Una complicanza del genere può manifestarsi con: 

  • uno schiocco in occasione della rottura del tendine;
  • dolore, anche molto intenso;
  • gonfiore;
  • impossibilità di piegare il piede verso il basso;
  • incapacità di caricare il peso sul piede interessato. 

Se la tendinite di Achille degenera e il tendine si rompe, allora è senz’altro necessario ricorrere alla chirurgia. 

Come si diagnostica la tendinite di Achille?

Per ottenere una diagnosi di tendinopatia achillea bisogna consultare un medico fisiatra (anche un ortopedico) che, tramite anamnesi, esame obiettivo ed eventuali test diagnostici è in grado di dare risposte concrete e precise. 

Inizialmente, il medico analizza i sintomi riportati dal paziente e chiede informazioni circa un eventuale trauma subìto; successivamente, tocca delicatamente la zona interessata per valutare la localizzazione e l’intensità del dolore, se aumenta in seguito a pressione, se la zona è gonfia, se il tendine di Achille risulta ispessito, se la caviglia e il piede siano stati coinvolti. 

Fatto questo, gli esami di imaging possono rivelarsi estremamente utili per escludere altre possibili cause ai sintomi riportati e individuare le lesioni al tendine. In genere, il medico potrebbe richiedere:  

  • la radiografia, che restituisce le immagini dei tessuti duri e può aiutare a escludere altre cause dei sintomi; 
  • l’ecografia, che usando le onde sonore per riprodurre le immagini dei tessuti molli può rilevare segni di infiammazione e lesioni a carico del tendine di Achille; 
  • la risonanza magnetica (RM), che sfruttando un campo magnetico e onde radio per produrre immagini tridimensionali permette di visualizzare i dettagli dei tessuti danneggiati. Si tratta di un esame utilizzato frequentemente in corso di pianificazione di un intervento chirurgico, perché consente di quantificare il danno e individuare l’approccio più adatto. 

In base ai risultati ottenuti, il medico fisiatra fornisce al paziente indicazioni specifiche per alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione e risolvere nel minor tempo possibile la sua condizione. 

Come si cura la tendinite di Achille?

Solitamente, per curare l’infiammazione del tendine di Achille basta ricorrere ai trattamenti conservativi, semplici e di grande successo che, tuttavia, richiedono pazienza e costanza. Se messi correttamente in pratica, i rimedi conservativi permettono di trovare sollievo dal dolore nel giro di qualche settimana. 

Il primo rimedio che viene consigliato al paziente con tendinite di Achille è il protocollo RICE

  • rest – riposo, fondamentale per consentire ai tessuti di guarire completamente. In base alla gravità dei sintomi, il riposo può essere inteso o come astensione dall’esercizio fisico per diversi giorni, o la riduzione della durata e dell’intensità dell’allenamento o, ancora, la modifica del tipo di sport praticato con l’obiettivo di non sforzare eccessivamente il tendine di Achille; 
  • ice – ghiaccio, un analgesico naturale da applicare avvolto in un panno più volte nel corso della giornata e per circa 15-20 minuti consecutivi sulla zona dolorante; 
  • compression – compressione, attuata tramite bendaggio con lo scopo di ridurre il gonfiore e alleviare il dolore; 
  • elevation – sollevamento, cioè portare il piede al di sopra del livello del cuore durante la notte per favorire il ritorno linfatico e venoso e, di conseguenza, il drenaggio dei liquidi e la riduzione del gonfiore.

Al contempo, è possibile assumere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre l’infiammazione e trovare sollievo dal dolore. I più diffusi sono l’ibuprofene, il ketoprofene e il diclofenac. Con questi farmaci, però, bisogna prestare attenzione perché potrebbero causare problemi di stomaco, sanguinamento gastrico, ulcere e altri effetti collaterali; pertanto, bisogna sempre seguire le indicazioni del medico e non abusare a lungo tempo. 

Superata la prima fase, indubbiamente quella più dolorosa, è consigliato iniziare un percorso di riabilitazione tramite stretching ed esercizio fisico sotto la supervisione di un fisioterapista specializzato; quest’ultimo, infatti, tramite tecniche manuali e strumentali, da applicare in modo sia attivo sia passivo, può favorire e accelerare il processo di guarigione. 

Tra le terapie strumentali maggiormente impiegate nel trattamento della tendinite di Achille rientrano le onde d’urto e la tecarterapia, i cui benefici possono essere amplificati grazie alla Chelt Therapy: basata su un dispositivo che aumenta temporaneamente la temperatura corporea, la terapia Chelt allevia il dolore e riduce il gonfiore e, al contempo, favorisce lo scioglimento di eventuali contratture muscolari. Ampiamente utilizzata dai professionisti del Poliambulatorio di Fisioterapia D’Arpa di Palermo, la Chelt Therapy vanta un dispositivo assolutamente personalizzabile, che permette quindi di impostare i parametri a seconda della condizione da trattare e alle esigenze del singolo paziente. 

Al contempo, anche l’utilizzo di dispositivi ortopedici può aiutare a proteggere o modificare la posizione di piede e caviglia per favorirne la guarigione; in particolare, i cunei o i plantari sollevano leggermente il calcagno alleviando lo sforzo da carico del tendine e funzionando come cuscinetto ammortizzatore. 

Se il dolore non tende a scomparire, allora è possibile ricorrere alle infiltrazioni a base di corticosteroidi, da utilizzare però con parsimonia e per periodi limitati; un loro abuso, infatti, aumenterebbe il rischio di rottura del tendine. 

Se quanto elencato finora non dovesse funzionare, purtroppo l’intervento chirurgico rimane l’unica soluzione, soprattutto se i tessuti sono estremamente danneggiati ed è necessario migliorare (se non ripristinare) la funzionalità tendinea. In questo caso, i due approcci maggiormente considerati sono: 

  • la riparazione a cielo aperto, che prevede un’incisione appena sopra l’osso del tallone, seguita dalla cucitura dei due lembi del tendine rotto; 
  • la riparazione a cielo chiuso, basata su sistemi di sutura percutanei.

In ogni caso, è sempre il chirurgo a decidere quale approccio sia il più adatto per il paziente. 

Quando è possibile riprendere l’attività sportiva?

Il ritorno all’attività sportiva è consigliato direttamente del medico fisiatra o dall’ortopedico in base ai sintomi e al tipo di sport. Tendenzialmente, si consiglia sempre una ripresa molto graduale, soprattutto se la pausa è stata lunga. Per evitare recidive, è molto importante che l’atleta riveda eventuali errori commessi in fase di allenamento/gara, li corregga e cerchi di preservare quanto più possibile la sua salute fisica. 

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