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La fisioterapia si avvale di numerose tecniche e terapie, sia manuali che strumentali, per garantire le migliori cure ai pazienti, finalizzate al recupero del benessere fisico e della piena funzionalità motoria. Grazie alla fisioterapia, infatti, i pazienti che hanno subito un intervento chirurgico, un trauma o una lesione, o che soffrono di patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico, possono velocizzare i tempi di guarigione e ottenere risultati evidenti in tempi anche abbastanza ridotti.

La terapia fisica si avvale, tra le altre cose, anche del supporto delle cosiddette termoterapie, che sfruttano il calore per donare al paziente straordinari effetti terapeutici; tra queste, rientra anche la radarterapia che, basandosi su tecnologie all’avanguardia, si sta rivelando tra le terapie più amate e apprezzate dai professionisti.

Che cos’è la radarterapia?

Le termoterapie, ampiamente impiegate in centri specializzati come il Poliambulatorio D’Arpa di Palermo, comprendono un gran numero di terapie basate sullo sfruttamento dei benefici del calore; in particolare, la radarterapia prevede un trattamento a base di onde elettromagnetiche della banda di frequenza delle microonde che, sviluppando calore nei tessuti interessanti (anche molto profondi), garantiscono effetti antidolorifici, analgesici e antinfiammatori.

Proprio per queste sue caratteristiche, la radarterapia è utilizzata in campo fisioterapico per il trattamento di disturbi a carico dell’apparato muscoloscheletrico e si rivela molto efficace anche in occasione di trattamenti riabilitativi post-chirurgia.

A cosa serve la radarterapia?

Dati i suoi numerosi effetti benefici, la radarterapia è utilizzata in ambito fisioterapico per il trattamento di patologie e disturbi specifici, quali:

  • contratture muscolari;
  • artrosi;
  • algie post-traumatiche;
  • tendiniti;
  • lombalgia;
  • cervicalgia;
  • infortuni;
  • traumi sportivi;
  • strappi muscolari;
  • stiramenti a ginocchia spalle, colonna vertebrale, anche e mani.

A ogni trattamento, la radarterapia garantisce un immediato rilascio muscolare sprigionando, al contempo, effetti analgesici e trofici (utili all’aumento dei tessuti).

Come funziona la radarterapia?

Per capire come funziona la radarterapia, bisogna analizzare il termine “radar”, cioè l’acronimo inglese di “Radio Detecting And Rading” che, in italiano, significa “rilevatore e localizzatore con onde radio”. In pratica, le onde utilizzate hanno lo stesso ordine di lunghezza di quelle emesse dagli apparecchi radar di rilevazione.

Detto questo, è importante sapere che un apparecchio di radarterapia è composto da tre elementi fondamentali: un diodo (chiamato magnetron), un cavo coassiale, un’antenna e un riflettore.

Il magnetron è composto da un anodo, un piccolo cilindro metallico che contiene al suo interno un filamento, cioè un catodo. All’accensione, il filamento diventa incandescente per via della corrente ed emette degli elettroni che si propagano verso l’anodo per effetto del campo magnetico in cui gravitano producendo, infine, onde elettromagnetiche. Queste ultime arrivano, attraverso il cavo, all’antenna e successivamente al riflettore che viene indirizzato verso la zona del corpo del paziente da trattare.

Esattamente come le onde d’urto e altre termoterapie, anche la radarterapia sfrutta la produzione del calore e i suoi benefici. In particolare, i tessuti che contengono una maggiore quantità di acqua riescono ad assorbire più energia, riscandaldosi notevolmente e ottenendo benefici immediati.

Come si svolge una seduta di radarterapia?

Una seduta di radarterapia non richiede alcun tipo di sforzo da parte del paziente, che deve semplicemente accomodarsi sul lettino o su una sedie (in base alla zona da trattare) e lasciare che il terapista esegua il trattamento.

Così come accade presso il Centro di Fisiokinesiterapia D’Arpa di Palermo, i terapisti devono essere specializzati in radarterapia che, esattamente come in occasione di qualsiasi altra terapia fisica, richiede l’osservazione di regole ben precise:

  • la superficie della zona da trattare deve essere scoperta e priva di oggetti metallici, e la cute corrispondente deve essere perfettamente asciutta; anche la minima presenza di acqua, infatti, può comportare un surriscaldamento tale da provocare piccole ustioni cutanee;
  • il riflettore deve essere posto vicino alla cute senza, però, superare i 12 centimetri (che corrispondono alla sua lunghezza d’onda). Al contempo, non deve essere troppo distante, altrimenti la superficie da irradiare aumenta e l’efficacia della terapia si disperde;
  • il riflettore, poi, deve essere posizionato in modo che le onde colpiscano la zona da trattare in modo perpendicolare.

Non solo, perché anche la potenza di erogazione deve rientrare in determinati parametri, compresi tra 80 e 180 Watt, con una temperatura che può aumentare di circa 3°C. É sconsigliato optare per potenze maggiori poiché non sono ben tollerate, anzi, potrebbero rivelarsi addirittura dannose.

Di norma, il terapista dovrebbe costantemente monitorare la potenza di erogazione del macchinario e assicurarsi che il paziente non avverta dolore, né alcun tipo di fastidio. La sensazione di calore, infatti, deve rivelarsi piacevole per il paziente, al punto da spingerlo a rilassarsi (favorendo, al contempo, l’efficacia della terapia).

Quanto dura una seduta di radarterapia?

Una seduta di radarterapia dura, in genere, circa 20 minuti. Le tempistiche possono variare in base alle dimensioni della superficie da trattare e alla predisposizione del paziente. Un trattamento completo ed efficace prevede almeno 10 sedute, durante le quali l’intensità è regolata in base alla percezione del paziente.

Come prepararsi a una seduta di radarterapia?

La seduta di radarterapia non prevede alcuna preparazione specifica. Al paziente è consigliato indossare indumenti comodi, che possono essere facilmente rimossi per consentire all’operatore di eseguire il trattamento.

La radarterapia comporta effetti collaterali?

No, di per sé la radarterapia non comporta particolari rischi, dato che consiste in un trattamento sicuro, non invasivo e indolore.

Eventuali effetti collaterali e indesiderati, invece, potrebbero essere causati dalla negligenza (o dall’inesperienza) dell’operatore: se l’intensità non viene regolata correttamente, infatti, il rischio è di provocare ustioni cutanee sul paziente.

I casi, poi, in cui è consigliato fare particolare attenzione sono quelli con pazienti affetti da cataratta: se la zona da trattare con radarterapia è particolarmente vicina all’occhio “malato”, il rischio è che si opacizzi il cristallino.

La radarterapia ha controindicazioni?

La radarterapia è una termoterapia non invasiva, sicura e priva di effetti collaterali. Tuttavia, trattandosi di un trattamento che sfrutta il calore, è controindicata nei seguenti casi:

  • pazienti portatori di pacemaker;
  • pazienti con emorragie in corso;
  • pazienti affetti da neoplasie;
  • donne in gravidanza;
  • pazienti con problemi cardiovascolari.

Prima di sottoporsi a radarterapia è, comunque, necessario sentire il parere del medico; successivamente, è consigliato rivolgersi solo a centri specializzati, come il Poliambulatorio D’Arpa di Palermo, per ottenere le migliori cure e accelerare il processo di guarigione.

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